Fasi e attività

1. La formazione
Per poter affrontare, serenamente e responsabilmente, la gestione dei beni immobili confiscati, è essenziale, innanzitutto, conoscere la normativa di settore e gli strumenti che essa offre, essere consapevoli delle responsabilità e delle opportunità connesse alla gestione di un bene di tale genere, individuare gli attori coinvolti e le autorità competenti.
Il progetto parte dunque con un ciclo di incontri di formazione tecnico-legale oltre che gestionale, teorica e pratica, per i dirigenti e i funzionari del Comuni coinvolti.
Circola fornirà un quadro completo della normativa di settore, compresa quella in materia ambientale, edilizia, urbanistica, di tutela del paesaggio e dei beni culturali di interesse. In aggiunta, si raccoglieranno, elaboreranno e metteranno a disposizione degli Enti le migliori esperienze.
Questo momento punta alla creazione di nuove competenze professionali e all’individuazione degli strumenti amministrativi e delle modalità più efficaci per realizzare una corretta, partecipata ed efficace gestione dei beni confiscati.
Tutte competenze che saranno concretamente attivate nella fase sperimentale del progetto, quando si tratterà di lavorare sul bene specifico che è stato selezionato.

 

2. Il coinvolgimento del territorio e la progettazione partecipata
Il percorso di progettazione partecipata coinvolgerà tutti gli abitanti del territorio in cui si trova il bene confiscato, puntando ad attivare tutte le realtà sociali, civiche, imprenditoriali e culturali (associazioni, istituzioni, gruppi informali, scuole…) che lavorano nel quartiere e che possono essere protagoniste del processo.

Si tratta di un percorso che procede per fasi progressive, accompagnato in maniera costante e attenta da professionisti esperti che applicano metodologie efficaci per stimolare l’emersione di proposte, la crescita di consapevolezza e competenze, l’esplorazione delle possibilità, la creazione congiunta di un’ipotesi di lavoro che convinca tutte le persone coinvolte, l’assunzione di una responsabilità condivisa rispetto alla gestione del bene nel tempo.

Se l’obiettivo concreto è la messa a fuoco di un progetto condiviso per la riqualificazione del bene confiscato, l’obiettivo valoriale è stimolare il protagonismo dei cittadini e l’intelligenza collettiva, dare vita a una comunità indagante che si interroga e trova soluzioni nuove, facendo leva sulle proprie competenze.

Il percorso si articola in diversi momenti: l’ascolto del territorio, per comprendere esigenze, potenzialità, competenze, risorse, criticità; l’esplorazione, per confrontarsi con esperienze analoghe o affini che possono essere di stimolo per mettere a fuoco l’idea giusta; l’elaborazione della proposta, messa a punto grazie all’intelligenza e alla creatività collettiva; la scelta della proposta e la formalizzazione.

 

3. Il coinvolgimento delle scuole e delle biblioteche
Scuole e biblioteche sono attori importanti del percorso. Gli istituti, di ogni ordine e grado, che si sono candidati, saranno condotti in un percorso di approfondimento e di elaborazione sul tema della legalità e della cittadinanza. Ciascuna scuola svilupperà un suo progetto specifico che si integrerà con i progetti delle altre scuole e con il progetto complessivo del Comune di riferimento.

Saranno portati avanti momenti di discussione e confronto sui temi della cittadinanza attiva, della legalità, della lotta alla mafia, in particolare cercando di calare sempre queste riflessioni nella quotidianità e nella vita reale dei ragazzi.

Gli studenti potranno inoltre scegliere di documentare, attraverso gli strumenti e i linguaggi che si ritengono più adeguati, il lavoro fatto e le riflessioni emerse: video, fotografia, scrittura, teatro, pittura, danza… Per realizzare questi prodotti, verranno individuati di volta in volta gli esperti più idonei che svolgeranno una funzione di accompagnamento e supporto, collaborando anche con i docenti delle discipline di riferimento.

I ragazzi, infine, potranno prendere parte al percorso di progettazione partecipata e saranno coinvolti concretamente nella definizione del progetto finale; in questo caso, i ragazzi avranno modo di sfruttare le competenze e i saperi specifici appresi a scuola, approfondendo nel contempo argomenti riguardanti il bene comune e la ricerca di soluzioni creative ed efficaci per risolvere problemi reali.

Si tratta quindi non soltanto di un progetto di educazione alla legalità e alla cittadinanza, ma di un’esperienza concreta di cittadinanza attiva, in cui i ragazzi, sostenuti dai loro insegnanti, sviluppano e mettono a servizio della comunità i loro numerosi talenti.

Il progetto prevede dunque un ruolo da comprimari anche per le biblioteche, che non si limitano ad affiancare l’azione dell’Associazione Circola e del Comune, ma ne condividono obiettivi e linee operative e si fanno interpreti della stessa tensione civica.

Le biblioteche diventano una sorta di hub culturali, costituiscono l’anello di congiunzione tra la popolazione, il Comune e le problematiche inerenti al riutilizzo virtuoso dei beni confiscati, mettendo a disposizione della comunità spazi adeguati e competenze preziose, facilitando il contatto, il confronto e il dibattito fra i frequentatori. Diventano luoghi esperienziali, centri di riflessione e di condivisione dei saperi, in cui agire con gli altri per un obiettivo comune. Gli utenti da semplici utilizzatori diventano coproduttori di cultura, creatori di valore e valori all’intermo della comunità. Non per sé soltanto ma per il bene pubblico.

 

4. Il monitoraggio
Nell’arco dei due anni, Circola assisterà concretamente i Comuni coinvolti monitorando i risultati e l’efficacia delle azioni e delle iniziative avviate.

 

5. Conclusione del progetto
Il progetto si concluderà con la realizzazione di un convegno in cui verranno presentati i risultati della sperimentazione nei diversi Comuni.
Saranno inoltre redatti dei Quaderni che offriranno una valutazione del processo e degli esiti, per contribuire a una riflessione più generale su temi complessi e delicati.